Disgrazia alle Cascine

Tratto da "La Nazione" del 26 Marzo 1903

"In questi giorni alle Cascine  hanno luogo le gare mensili del tiro al piccione fra i soci del Tiro al volo. Oggi, fra i tiratori era il prof. cav. Francesco Colzi, Direttore della clinica generale chirurgica allo Spedale di Santa Maria Nuova. Il professor Colzi, quando venne la sua volta, in una gara di eliminazione, si recò sulla pedana, col fucile inglese di calibro 12.

 

Il vecchio spazio adibito al tiro al piccione delle Cascine

Al comando pronti  per lo sparo, il piccione non uscì dalla cassetta. Il professore teneva il fucile a braccia, con un dito sul grilletto, per essere pronto a portare l'arma a spalla e far fuoco. Il grilletto, che era molto leggero, cedette e il colpo partì.

Per l'urto dello sparo improvviso, il fucile scivolò di mano al professore e cadde col calcio a terra e le canne rivolte in su. Il professor Colzi fece l'atto di riprendere il fucile, afferrandolo per la sommità delle canne, ma la percossa del calcio in terra faceva partire un secondo colpo, che investiva il professore al braccio. La scarica, veramente formidabile; infranse il braccio del prof. Colzi, nella parte superiore, in modo da ridurlo quasi una poltiglia. Il fucile era carico con cartuccia di polvere Walrode e piombo temperato n. 7. I tiratori che in quel momento erano numerosi, accorsero subito a sorreggere il professor Colzi, il quale naturalmente, si sentiva mancare. Egli dette prova però di un mirabile sangue freddo; agli accorsi diceva che gli dessero subito una corda, uno straccio; qualunque cosa che impedisse l'uscita del sangue dall'arteria principale del braccio. Gli fu dato subito la corda e il professore aiutato dagli accorsi si legò fortemente il braccio. Fra le persone che si trovavano presenti al tristissimo fatto, erano il marchese Luigi Torrigiani, il marchese Cosimo Ridolfi, il conte Puccinelli, il marchese Della Stufa, gli studenti di medicina Guzzini e Savi, il collega del Corriere Italiano. Il professore perdeva lentamente le forze; fu adagiato sopra un sofà. Frattanto giungevano i dottori Roster, Borgheggiani, Barchielli e Tonarelli che erano stati avvertiti per telefono. I dotti medici gli fecero una fasciatura provvisoria e giudicando il caso assi grave, stimarono necessario il pronto trasporto del prof. Colzi all'Ospedale di S. Maria Nuova. Il professore, tastandosi il braccio ferito, diceva tristemente, commovendo fino alle lacrime gli ammalati astanti:

"E' inutile che m'illudiate, mi accorgo da me che è inevitabile l'amputazione del braccio. Questa mano che mi aveva assicurato, dopo tanti studi, uno stato invidiabile, fra poco non sarà più!"

Il professor Colzi avrebbe dovuto partire oggi stesso per Montecatini, avendo stabilito col professor Grocco, di impiantare colà uno stabilimento. E oggi dovevano appunto trattare per l'acquisto del terreno. Il fatto avvenne alle 15,45 circa. Mezz'ora dopo giungeva sul luogo la Misericordia col carro lettiga. Il professor Colzi volle che gli coprissero la faccia per non farsi vedere alle persone che si affollavano dinnanzi alla porta d'ingresso del Tiro al Volo. La misericordia trasportò in pochi minuti il prof. Colzi allo Spedale di Santa Maria Nuova.  Lo accompagnarono il marchese Luigi Torrigiani, il marchese Carlo Ridolfi, il velocipodista sig. Pontecchi, lo studente sig. Savi, il collega Guarnieri, l'avvocato Lumachi. Allo Spedale, come è facile comprendere, destò profonda, dolorosa impressione. Tutti i medici che ivi si trovavano in quel momento accorsero. Il prof. Colzi fu trasportato in una sala del pronto soccorso e affidato alle cure affettuose dei suoi colleghi, i quali non poterono pronunziarsi sulla gravità della ferita. Essi si limitarono a medicare e a disinfettare la parte offesa. Attorno al suo letto erano il direttore generale comm. Bessone, il direttore delle infermerie dott. Lecchini, i professori Groccho, Benti e Lustig, i dottori Mardatei, Martinelli, Trinci, Signorini, Targioni, Batini, Padoa e molti altri. Almeno per ora, si spera di evitare l'amputazione del braccio. Il prof. Colzi che conservava la massima freddezza, dava suggerimenti ai colleghi che lo medicavano. Avvertiti da alcuni amici, in preda ad indescrivibile angoscia, si recavano all'Ospedale, il fratello del professore ing. Alberto Colzi, e il cugino prof. avv. Brunetti. La voce della disgrazia che colpiva il prof. Colzi si diffuse rapidamente nella città e in breve, all'Ospedale di S. M. Nuova, accorsero numerosi amici e ammiratori dell'esimio professore. Fra essi si notarono il sindaco avv. Silvio Berti e il deputato avv. Cesare Meroli. Un medico che ha assistito il prof. Colzi, ci dava le notizie circa l''entità della ferita:

"L'arteria omerale è lesa gravemente, non è perduta ancora la speranza di potere evitare ancora l'amputazione, specialmente se si potrà ristabilire la circolazione del sangue. E' stato chiamato telegraficamente e giungerà domattina alle 6, l'illustre professor Bassini dell'Università di Padova".

Fino a tarda ora all'ospedale di Santa Maria Nuova, moltissime persone sono accorse a domandare notizie. Nel vestibolo dell'Ospedale si dovette mettere un tavolino con un registro. In breve ore si riempì di firme. Circa alle 21,00 giungeva in Firenze da Monsummano, il padre del prof. Colzi, avvertito telegraficamente della grave sciagura avvenuta al figlio. Naturalmente appena sceso dal treno, si faceva subito condurre da una vettura allo Spedale di Santa Maria Nuova. Ma non appena ei giunse sull'ingresso dell'ospedale si senti mancare le forze, vacillò".

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